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San Giuseppe

(a cura di Mario Ogliaro)

San Giuseppe

Cinquecento, allorché nella contrada di Cisale (ora via San Giuseppe) si demolì un vecchio fabbricato per edificare una chiesa, ultimata poi intorno al 1527, in quanto, in quell’anno stesso, l’attività dei confratelli risulta già operante con servizi di carattere religioso. Non possiamo però escludere che ivi esistesse già una precedente cappella, poiché la connotazione di “oratorio”, che spesso traspare dai documenti dell’epoca, sembra sia stata l’elemento caratterizzante dei primi associati, che si dedicavano all’assistenza ai pellegrini di passaggio. Solo nel 1607, dopo alcune visite pastorali del vescovo di Vercelli, fu eretta nella chiesa la Compagnia della SS. Trinità, a cui più tardi si aggiunse quella della Misericordia, per l’attività svolta dalla confraternita nell’assistenza dei condannati a morte, continuata pressoché fino al 1802.
Già verso il 1680, in considerazione della vetustà dell’edificio, i priori avevano pensato di riedificare una nuova chiesa più spaziosa, ma solo nel 1693, grazie alla donazione di una casa da parte di Angela Margherita Sala, si poté dar inizio ai lavori. Il progetto, redatto dall’ingegner Tosetti, prevedeva una pianta rettangolare, ritmata da semplici slarghi laterali, con l’allungamento del sito precedente in fregio a Via Serra, per ricavare il coro ed un ulteriore vano da destinarsi a sacrestia. I lavori vennero ultimati nel 1700, mentre la parte retrostante, ancora senza soffitto, fu conclusa solo nel 1708, dopo l’assedio di Verrua, che vide Crescentino impegnata nelle operazioni militari. Della costruzione originaria si conserva solo il campanile, che emerge sul lato sinistro dell’edificio. Esso è costituito da mattoni a vista con due rientranze rettangolari, entro le quali si aprono altrettante finestre verticali, culminanti a semicerchio, mentre la parte conclusiva è formata da finestre più piccole. L’impianto complessivo, pur contemperando vari elementi spuri, s’ispira al tardo barocco piemontese. L’interno, di grande linearità e slancio, è arricchito da due corridoi laterali, con funzione di matronei. La prima parte della navata è sovrastata da un cupolino abbassato, nel cui soffitto si trova dipinta la SS. Trinità. Fra i quattro archi portanti sono raffigurati gli evangelisti, eseguiti da Carlo Martini nel 1876. A sinistra, presso l’altare della “Madonna della Cintura” fondata nel 1711, si trovano i dipinti murali di Sant’Agostino e Santa Monica, mentre quello di destra è dedicato a San Giuseppe fra le figure di Santa Apollonia e Santa Lucia.

Calendario 2011 143

Entrambi gli altari sono racchiusi da cancellate. Poco più avanti, i due grandi affreschi murali iniziano il ciclo episodico della vita di San Giuseppe, che continua dietro l’altare con la “Sacra Famiglia”, seguita dalla “Fuga in Egitto”, lo “Sposalizio della Vergine” e “San Giuseppe al Lavoro”. Tali affreschi risalenti al 1860, sono stati eseguiti dal citato Carlo Martini, come risulta anche dal cartiglio apposto su uno di essi.
Di notevole valore artistico sono i dipinti situati nella parete dietro l’altare, in particolare quello a sinistra, raffigurante la “Natività di Nostro Signore”, sovrastato da caratteristici putti, opera di Guglielmo Caccia detto il “Moncalvo”, realizzato nel 1589. Al centro della parete l’Incoronazione di Maria Vergine, con ai piedi uno stuolo di cherubini dall’atteggiamento gioioso, pittura eseguita nel 1608 su tela centinata da Carlo Orazio Sacco, originario forse di Casale Monferrato e ritenuto fra i più dotti pittori della cerchia del Caccia. Il dipinto, incastonato in una cornice lignea dorata, precedentemente utilizzata come pala d’altare, realizzata nel 1669 dal Carlo Francesco Gislengo, rappresenta un notevole lavoro scultoreo. Sopra di essa, una tela di minori proporzioni, datata 1726, in cornice laccata, rappresenta la Madonna interposta fra Sant’Antonio da Padova e Santo Stefano. A destra il quadro di San Giovanni Evangelista, dipinto nel 1654 da Giovanni Battista Cairo di Casale Monferrato, che svolse la sua attività per diverso tempo a Bologna. Segnaliamo ancora l’altar maggiore del 1770, il coro ligneo con stalli di pregevole fattura, realizzato nello stesso periodo e la statua ottocentesca del Cristo in preghiera nell’orto. La facciata ha una severa bellezza in cui spicca il portale in legno recentemente restaurato, opera d’intaglio elegante e pregiato, eseguita localmente nel 1707.